
Introduzione
La crescente complessità del contesto economico e istituzionale nel quale operano le organizzazioni, e in particolare gli organismi con funzioni regolatorie o di supervisione, impone una riflessione sull’interazione tra funzioni che tradizionalmente possono essere trattate separatamente: da un lato la funzione di Public Affairs (in seguito PA), intesa come attività volta a gestire i rapporti con istituzioni, policy-maker, regolatori e stakeholder istituzionali; dall’altro la funzione di Corporate Communication (in seguito CC), intesa come gestione della comunicazione interna ed esterna finalizzata al posizionamento, alla reputazione e al coinvolgimento degli stakeholder.
Quando queste funzioni operano in modo integrato, possono contribuire non solo al perseguimento di obiettivi regolatori o di policy, ma anche alla creazione e gestione del valore per l’organizzazione e i suoi stakeholder, sia nel breve sia nel medio e lungo periodo. L’interazione tra queste due funzioni all’interno di un organismo istituzionale particolarmente rilevante come la Banca d’Italia risulta di fondamentale importanza, ma anche complesso se si prendono in considerazione le funzioni operative interne coinvolte, l’evoluzione dell’interazione nei tre orizzonti temporali (breve, medio, lungo) e il contributo alla creazione e gestione del valore istituzionale, sociale ed economico.
Riferimenti teorici
La letteratura nel campo delle relazioni istituzionali enfatizza il ruolo della funzione di Public Affairs come ponte tra l’organizzazione e l’ambiente istituzionale e regolatorio: tale funzione opera non solo per conformarsi alle norme, ma anche per anticipare e influenzare l’evoluzione del quadro regolatorio, costruendo relazioni strategiche con policy-maker e stakeholder istituzionali. L’attenzione dedicata a questo ambito del processo di creazione del valore mostra un trend in continua crescita: che il valore informativo del Public Affairs venga maggiormente apprezzato anche rispetto al passato, è confermato non solo dai professionisti del settore, ma anche dai recipient, ovvero Parlamentari e dirigenti politici, ma anche funzionari e tecnici. Da una recente ricerca SWG, emerge che i contributi ricevuti dai professionisti sia notevolmente apprezzato dalla totalità dei primi (100%) e da larga parte dei secondi (67%). Questi ultimi, solo in minima parte (8%), e probabilmente esclusivamente per questioni ideologiche, negano l’utilità di un dialogo tra le parti.
La Corporate Communication è invece orientata alla gestione della reputazione, della narrazione identitaria, del coinvolgimento degli stakeholder e della trasparenza. Essa traduce l’identità e la missione dell’organizzazione in strategie comunicative coerenti e credibili verso pubblici interni ed esterni. Pur distinte, le due funzioni sono interdipendenti: un’efficace attività di PA può migliorare il contesto regolatorio e favorire l’accettazione istituzionale di politiche e riforme; la CC sostiene la legittimità, riduce l’incertezza e costruisce fiducia. Come evidenziato in letteratura, nel breve periodo il focus è sull’intervento regolatorio e sulla gestione reattiva; nel medio sulla costruzione di progettualità condivise; nel lungo sulla creazione di un sistema valoriale e relazioni stabili. La “creazione e gestione del valore” in contesto istituzionale è, dunque, un concetto multidimensionale: non si limita a dimensioni economiche, ma include il valore istituzionale (stabilità, reputazione, credibilità) e sociale (educazione, tutela, inclusione).
La Banca d’Italia, un attore istituzionale
La Banca d’Italia è istituto di diritto pubblico fondato nel 1893, oggi parte parte integrante dell’Eurosistema, con compiti relativi a politica monetaria, vigilanza e stabilità (bancaria e finanziaria), emissione fisica della moneta, tutela dei depositanti, ma anche educazione finanziaria: un aspetto, quest’ultimo, talvolta sottovalutato. La BI si articola su tre dimensioni operative – internazionale, nazionale e locale – e dispone di un “Servizio comunicazione”, divisioni media, uffici stampa e relazioni internazionali. L’Istituto deve costantemente interfacciarsi con una molteplicità di stakeholder: dalle istituzioni politiche nazionali (Parlamento, Governo, Ministero dell’Economia e delle Finanze) e sovranazionali (Banca Centrale Europea, altre banche centrali dell’Eurosistema, organismi UE) agli intermediari finanziari vigilati (banche, assicurazioni, società finanziarie), fino al grande pubblico dei cittadini, dei risparmiatori e delle imprese utenti dei servizi bancari. Vi sono poi stakeholder interni (oltre 7.000 dipendenti) e partner istituzionali come altre autorità di vigilanza (CONSOB, IVASS, UIF) o enti locali e associazioni di categoria. Ciascuno di questi portatori di interesse richiede modalità specifiche di comunicazione e relazione: ciò implica una sofisticata organizzazione delle funzioni PA e CC all’interno dell’Istituto.
Dal punto di vista organizzativo, la Banca d’Italia ha strutturato la propria comunicazione e le relazioni istituzionali in modo da garantire un presidio diretto ai massimi livelli. Nel recente organigramma (aggiornato nel 2025), la funzione di Comunicazione – insieme alla Revisione interna – risulta essere posta alle dirette dipendenze del Direttorio (l’organo di vertice e fulcro delle decisioni più rilevanti), fuori dalla suddivisione in dipartimenti operativi. Ciò denota quanto la Banca attribuisca importanza strategica alla comunicazione istituzionale: mantenerla in staff al vertice garantisce coerenza nei messaggi e un coordinamento trasversale su tutta l’organizzazione – una scelta in linea con quella delle maggiori aziende nazionali e internazionali. Analogamente, la gestione delle relazioni esterne e istituzionali viene curata sia tramite strutture centrali sia attraverso la rete di Filiali sul territorio e una Delegazione a Bruxelles (presso la “House of the Euro”) dedicata ai rapporti con le istituzioni europee. Contestualmente, la Banca ha lanciato iniziative di comunicazione interna e campagne di ascolto rivolte al personale, per accompagnare i cambiamenti organizzativi (come la chiusura di alcune Filiali minori) e assicurare il coinvolgimento attivo dei dipendenti interessati, un esempio concreto di come la comunicazione corporate interna venga utilizzata in Banca d’Italia per gestire transizioni operative e mantenere alto il morale e la motivazione del personale, mitigando l’impatto di decisioni potenzialmente critiche.
Se nel breve periodo l’interazione PA–CC risponde a esigenze di tempestività (comunicati, note di chiarimento, segnalazioni), il medio periodo vede iniziative strutturate di comunicazione e relazioni internazionali (partecipazioni a gruppi di lavoro europei, seminari e pubblicazioni). In questa direzione la BI realizza attività di educazione finanziaria e organizza conferenze internazionali su temi economici e monetari, un campo in cui l’interazione PA–CC si traduce in costruzione della reputazione, diffusione di conoscenza e coinvolgimento attivo degli stakeholder, soprattutto istituzionali. Se proiettiamo la visione sul lungo periodo, infine, PA e CC concorrono alla costruzione di un sistema valoriale fondato su credibilità, indipendenza, stabilità, tutela del risparmio e affidabilità; tutte caratteristiche che puntano alla legittimazione sociale e istituzionale, al consolidamento delle relazioni internazionali e al contributo sistemico.
L’€uro digitale
Un esempio lampante di come Public Affairs e Corporate Communication interagiscano in Banca d’Italia per il conseguimento di un obiettivo strategico è dato dal progetto dell’euro digitale. L’euro digitale è un’iniziativa lanciata dalla Banca Centrale Europea (BCE) insieme alle banche centrali nazionali dell’Eurosistema, volta a esplorare l’introduzione di una versione digitale della moneta unica, complementare al contante fisico. Si tratta di un progetto innovativo e strategico a lungo termine (la BCE ipotizza l’emissione entro il 2029), che presenta implicazioni significative sia a livello tecnico sia di politiche pubbliche. La Banca d’Italia, in quanto parte dell’Eurosistema, ha un ruolo attivo in questo percorso e ha istituito nel 2023 un’Unità Euro Digitale dedicata. Analizzando questo caso, è possibile distinguere con chiarezza le componenti di PA e di CC e soprattutto la loro stretta complementarità.
Dal lato Public Affairs, l’euro digitale richiede una forte azione di coordinamento e influenza sul fronte regolamentare e istituzionale. Essendo una nuova forma di moneta pubblica, per la sua introduzione è necessario definire un quadro normativo a livello europeo (la Commissione UE ha già proposto una bozza di regolamento in materia) e possibili adattamenti legislativi nazionali. La Banca d’Italia, attraverso la sua Unità Euro Digitale e le sue funzioni di relazione esterna, “promuove e coordina la strategia di engagement dell’Istituto nel progetto euro digitale”. Ciò significa che la Banca, in collaborazione con la BCE e le altre banche centrali, si occupa di gestire i rapporti con tutti gli stakeholder istituzionali coinvolti: dialoga con i ministeri italiani competenti e con il Parlamento europeo durante l’iter legislativo, fornisce competenze tecniche ai decisori (ad esempio studi sull’impatto dell’euro digitale da un punto di vista economico e sociale), partecipa ai gruppi di lavoro europei che ne disegnano le caratteristiche, e interagisce con le autorità nazionali (come l’Autorità garante per la privacy, dato che un euro digitale pone temi di tutela dei dati personali). Un aspetto saliente è la cooperazione con i legislatori e i partecipanti al mercato: la Banca d’Italia riconosce che per progettare un euro digitale che incontri davvero le esigenze degli utenti finali è fondamentale un confronto ampio. Di conseguenza, essa incoraggia e partecipa a iniziative di consultazione pubblica e di collaborazione con associazioni di categoria (banche, fintech, consumatori) e con i legislatori nazionali ed europei. Questo approccio multi-stakeholder – fortemente promosso anche dalla BCE – rientra nell’ambito del Public Affairs perché mira a costruire un consenso politico e sociale attorno al nuovo strumento, prevenendo resistenze o incomprensioni che potrebbero ostacolarne l’adozione. Tutto questo farà si che, quando euro digitale verrà implementato, vi sarà un ecosistema normativo e di mercato pronto ad accoglierlo favorevolmente.
Dal lato Corporate Communication, il progetto euro digitale costituisce una sfida di comunicazione verso il grande pubblico e verso gli utenti potenziali. Per molte persone, l’idea di una “moneta digitale emessa dalla banca centrale” può risultare astratta o generare interrogativi (sostituirà il contante? sarà sicura? sarà una criptovaluta?). La Banca d’Italia ha dunque il compito di spiegare in modo chiaro e trasparente di cosa si tratti e perché è utile. Sul sito istituzionale è stato creato un intero focus tematico “Euro Digitale”, disponibile sia in italiano sia in inglese, che illustra i concetti fondamentali: ad esempio viene spiegato che l’euro digitale sarebbe semplicemente “l’evoluzione naturale del contante nell’era digitale”, un mezzo di pagamento sicuro e gratuito, emesso dalla banca centrale, che affiancherà contanti e moneta bancaria senza sostituirli. Si chiarisce, ad esempio, che “non sarà una criptovaluta”, bensì moneta legale garantita dalla BCE, con valore nominale stabile: questi messaggi servono a evitare fraintendimenti e paure (come confondere l’euro digitale con Bitcoin o temere la scomparsa del contante). La Banca d’Italia utilizza un linguaggio semplice e analogie intuitive (paragonando la differenza tra euro digitale e banconota a quella tra una foto digitale e la sua stampa), mostrando un approccio comunicativo discorsivo e vicino al cittadino. Inoltre, il portale di educazione finanziaria “L’economia per tutti” propone una rubrica “in parole semplici” proprio sull’euro digitale, fornendo risposte alle domande frequenti e video esplicativi. Parallelamente alla divulgazione verso il pubblico generale, la comunicazione corporate si rivolge anche agli operatori del settore finanziario che dovranno poi offrire servizi basati sull’euro digitale. Ancora, sfruttando l’heritage dell’Istituzione di Via Nazionale, è in corso di progettazione un visitors’ centre dedicato al percorso della moneta, dalla sua origine, fino ai nostri giorni.
Il coordinamento tra PA e CC nel progetto euro digitale è particolarmente evidente. Ad esempio, quando nel mese di ottobre 2023 la BCE ha deciso il passaggio alla fase successiva del progetto (fase di preparazione), la Banca d’Italia ha pubblicato una notizia sul proprio sito per dare evidenza alla decisione, sottolineando come l’Eurosistema si stesse concentrando su linee di lavoro concrete per lo sviluppo. Questo annuncio pubblico era in parallelo accompagnato da un lavoro PA di informativa alle istituzioni nazionali, per assicurare che Governo e Parlamento fossero allineati e sostenessero l’iniziativa. Raramente in passato le banche centrali avevano abituato il pubblico a essere reso partecipe di progetti in corso di realizzazione; con l’euro digitale si sta seguendo volontariamente una strada diversa, divulgando ad ogni passo risultati e prossimi passi per stimolare dibattito e accettazione. Si può affermare che la Banca d’Italia stia contribuendo a costruire, attraverso PA e CC, quell’ecosistema abilitante fatto di norme appropriate, infrastrutture tecniche e fiducia degli utenti, senza il quale un’innovazione come l’euro digitale non potrebbe mai decollare. In definitiva, questo caso concreto mostra come PA e CC siano due facce della stessa medaglia: il successo finale (l’introduzione dell’euro digitale come strumento usato e apprezzato da cittadini e imprese) dipenderà sia da decisioni politiche ben informate e coordinate (merito del PA), sia dall’accoglienza positiva da parte del pubblico (merito della CC).
PA e CC come leve nel breve, medio e lungo termine
L’analisi svolta evidenzia che un’efficace interazione tra Public Affairs e Corporate Communication può dare un contributo sostanziale alla creazione e gestione del valore di un’organizzazione, nel breve, medio e lungo periodo, specialmente quando si parla di un’innovazione che impatta nella vita di qualsiasi cittadino italiano ed europeo.
Nel breve periodo, l’integrazione tra Public Affairs e Corporate Communication consente alla Banca d’Italia di reagire tempestivamente alle evoluzioni del contesto normativo e comunicativo, garantendo coerenza nei messaggi istituzionali e rafforzando la fiducia del pubblico. Il caso dell’euro digitale mostra come sin dall’avvio del progetto la comunicazione pubblica sia andata di pari passo con il coinvolgimento dei decisori politici e degli stakeholder regolatori, evitando fraintendimenti e favorendo la comprensione da parte dei cittadini. Il coordinamento tra le due funzioni ha permesso una gestione efficace della reputazione, valorizzando il ruolo proattivo dell’Istituzione.
Nel medio periodo, tale integrazione produce valore relazionale e reputazionale. Le attività di educazione finanziaria, ad esempio, richiedono un coinvolgimento istituzionale con scuole, enti pubblici e comunità locali, ma anche una costante attività di comunicazione e divulgazione rivolta a cittadini e operatori. L’interazione tra PA e CC consente di costruire una base solida di fiducia con i pubblici interni ed esterni, accompagnando anche processi di riorganizzazione o trasformazione digitale interna, come dimostrano i progetti di rinnovamento dei canali digitali e delle modalità di relazione con il pubblico.
Nel lungo periodo, infine, la sinergia tra Public Affairs e Corporate Communication contribuisce alla sostenibilità istituzionale e alla creazione di valore condiviso. Il successo dell’euro digitale non dipenderà solo da aspetti tecnici e normativi, ma anche dalla capacità di generare consenso e fiducia diffusa: solo una narrazione coerente e partecipata potrà legittimare un cambiamento di tale portata. Inoltre, l’allineamento strategico tra le due funzioni consolida nel tempo la reputazione dell’Istituto come attore trasparente, competente e vicino ai bisogni dei cittadini, rafforzando la sua licenza a operare e il capitale relazionale nei confronti di tutti gli stakeholder.
Conclusioni
L’analisi condotta dimostra che l’integrazione tra Public Affairs e Corporate Communication non è un’opzione accessoria, bensì un elemento strategico per la Banca d’Italia e, più in generale, per ogni organizzazione che operi in contesti complessi. Questa sinergia consente di affrontare con coerenza le sfide nei diversi orizzonti temporali: nel breve termine garantisce reattività e controllo reputazionale; nel medio termine consolida relazioni e promuove progetti di valore pubblico; nel lungo termine costruisce legittimazione e fiducia diffusa. Il caso dell’euro digitale rappresenta un paradigma esemplare: l’adozione di una moneta digitale da parte dell’Eurosistema impone un lavoro integrato tra advocacy istituzionale e comunicazione pubblica per favorirne l’accettazione e il successo. In questo quadro, emerge l’esigenza di rafforzare strutture organizzative e competenze capaci di operare trasversalmente, ponendo in dialogo i linguaggi della politica economica, della regolazione e della comunicazione strategica. Le implicazioni sono rilevanti anche per altri contesti, dove la capacità di generare valore non si esaurisce nella performance economica, ma si misura nella qualità del rapporto con l’ambiente istituzionale e sociale.
Bibliografia
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Banca d’Italia, 2024, Euro Digitale disponibile su https://www.bancaditalia.it/focus/euro-digitale/index.html#:~:text=L%27euro%20digitale%20rappresenterebbe%20l%27evoluzione%20naturale,il%20contenuto%20rimarrebbe%20lo%20stesso